Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle buone opere

Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle buone opere
di Bernardo Diego Galmuzzi

‘Alla fine della vita si raccoglie il frutto delle buone opere’. Ho deciso di citare questa frase di don Bosco come apertura di questa mia newsletter, perché ultimamente ho percepito come la vita terrena sia costellata da una moltitudine di distrazioni effimere che rischiano di fare impazzire l’ago della bussola della nostra vita.
Mi spiego meglio: negli ultimi weekend appena trascorsi mi sono recato in visita sulle tombe dei miei cari defunti (nonni e zii), alcuni dei quali non ho mai fatto in tempo a conoscere personalmente, perché deceduti prima che io nascessi. Eppure, grazie alla testimonianza dei miei genitori, era come se avessi potuto conoscerli di persona. Tra mille sacrifici e patimenti (la miseria del tempo di guerra, la fatica della ricostruzione), sono riusciti ugualmente a sopravvivere e mettere al mondo i miei genitori, che a loro volta mi hanno creato. Quindi ho pensato: d’accordo, biologicamente sono morti, ma io continuo a sentirli vivi grazie al fatto che nella loro faticosa vita hanno sempre lavorato sodo per poter dare un futuro ai loro figli, ossia i miei genitori, i quali a loro volta ne rievocano il loro ricordo. A questo pensiero mi e’ venuta alla mente la frase di don Bosco che ho citato nell’incipit di questo articolo, che si puo’ a mio avviso riformulare nella seguente maniera: ‘se nella vita ben seminiamo, al termine di essa raccoglieremo ottimi frutti che ci permetteranno di poter essere ricordati positivamente ai posteri, i quali guideranno la loro vita traendo esempio dalla nostra’.
Chi nella vita si lascia ammaliare da certe tentazioni pericolose ed effimere (per esempio, la brama di ‘sfondare’ a tutti i costi nel mondo dello spettacolo di molti giovani di oggi, la ‘prigionia virtuale’ dovuta all’abuso dei cosiddetti social network), pensando che con delle futilità e una vita sregolata e priva di punti di riferimento saldi si possa attuare una vera vita, commette un grave errore.
Ognuno di noi è un essere unico ed irripetibile, e deve fare in modo che nella propria vita vengano portate alla luce le migliori qualità che ci contraddistinguono. Cio’ si traduce nella pratica nel costruire un nucleo famigliare con alti princìpi, impartendo ai propri figli un comportamento ed una condotta morale controcorrente ai messaggi fuorvianti che i mass-media cercano di trasmettere.
Cio’ vale anche nel mondo del lavoro: in ufficio, in fabbrica, a scuola, ci deve essere un’etica che metta in primo piano la valorizzazione delle migliori caratteristiche di ogni lavoratore, relegando in secondo piano l’aspetto del profitto economico (il denaro non dà la felicità, dicevano una volta). Si puo’ a buon diritto essere ricordati in futuro come ‘un ottimo collega, un bravissimo insegnante/professore, un valoroso professionista sia sul lato umano che tecnico’.
Se dovessi applicare quanto esposto sopra al mio caso personale, lo riassumerei cosi’: purtroppo finora non ho ancora avuto l’occasione di gettare le basi di un mio futuro nucleo famigliare. Tuttavia, ho la fortuna di avere un’ottima famiglia che mi supporta e di essere impegnato in un lavoro che amo (che rispecchia la formazione ingegneristica che ho alle spalle) con dei colleghi simpatici e disponibili per qualsiasi aiuto. Il mio sogno nel cassetto è quello, un domani, di divenire un insegnante scolastico di materie tecnico-scientifiche, e di riuscire a trasmettere il mio sapere e la mia esperienza lavorativa accumulata alle nuove generazioni. L’amore dei miei figli e nipoti, l’affetto di amici e colleghi di lavoro, il ricordo che serbero’ nei miei futuri ex-allievi contribuiranno in modo tale che anch’io, al termine della mia vita terrena, possa raccogliere il frutto delle mie buone opere e di essere ricordato positivamente anche dopo la mia morte.
Bernardo Diego Galmuzzi